Archivio per la categoria ‘Appunti fucini’

Hanna Arendt

Pubblicato: 4 dicembre 2014 in Galleria dei Testimoni, Uncategorized

Abbiamo avuto il piacere di presentare una delle più brillanti menti del novecento. Dall’analisi della sua esistenza e dei suoi scritti abbiamo potuto ragionare su come certi regimi totalitaristi siano potuti nascere e svilupparsi in europa e nel mondo. L’annientamento della persona in quanto essere pensante è una delle conseguenze dell’insediamento di queste forme di governo e la Arendt non ha avuto mezzi termini per descrivere i periodi del nazi-fascismo come fra i più bui della storia moderna. qui sotto il link della presentazione…

Studio, ricerca e frontiera. Queste le tre parole che Papa Francesco affida ai giovani universitari della FUCI all’inizio del Congresso Straordinario in occasione della Beatificazione di Paolo VI tenutosi ad Arezzo dal 16 ottobre e terminato con la partecipazione alla Santa Messa del 19 ottobre durante la quale Paolo VI è stato beatificato.

Il Congresso ,incentrato sulla riscoperta della figura di Giovanni Battista Montini che fu Assistente Centrale della FUCI dal 1925 al 1933, si è aperto con l’intervento di S. Em. il Sig. Card. Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi e storico collaboratore di Papa Paolo VI, che ha ricordato quanto Montini fosse legato alla FUCI e di come gli anni in cui fu Assistente Centrale siano stati per lui “anni di grande soddisfazione sacerdotale e di grande gioia, perché aveva un trasporto a dedicarsi ai giovani”.

La giornata di venerdì è stata dedicata alla riscoperta e all’approfondimento della figura di Paolo VI: durante la mattinata si è svolta infatti una Tavola Rotonda durante la quale sono intervenuti il Prof. Xenio Toscani che ha tracciato la biografia di Giovanni Battista Montini, la Prof.ssa. Maria Pia Sacchi Mussini, che si è incentrata sul rapporto di Montini con l’università e la cultura, ed infine il Prof. Paolo Nepi che ha messo in luce il laicato e la formazione sociale di Paolo VI.

Il pomeriggio è stato dedicato alla formazione federativa, mentre alla sera i fucini hanno raggiunto la comunità monastica di Camaldoli (storicamente legata alla FUCI e luogo caro anche a Paolo VI) per una veglia di preghiera.

Sabato si è svolta l’assemblea plenaria e i lavori del Congresso si sono conclusi con la Celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. R. Mons. Riccardo Fontana, Vescovo di Arezzo. Nel pomeriggio il gruppo si è spostato a Roma, presso l’Università La Sapienza dove i fucini hanno condiviso con i giovani della Diocesi di Roma una veglia di preghiera.

L’esperienza si è conclusa domenica 19 ottobre con la partecipazione al Solenne Rito di Beatificazione di Papa Paolo VI presieduto dal Santo Padre Papa Francesco in Piazza San Pietro. Partecipare al Congresso FUCI è stato tutto questo, ma anche molto di più. Non è stata solo un’occasione per (ri)scoprire la figura di Paolo VI, il suo grande “spessore” culturale e spirituale, il suo grande amore per la FUCI e per i giovani universitari, ma è stata anche un’opportunità per incontrare (o ritrovare) tanti giovani fucini di tutta Italia, condividere riflessioni, confrontarsi sulle rispettive esperienze in FUCI, sulle fatiche e sulle gioie di appartenere a questa Federazione. Ma non solo! Il Congresso è anche un momento di grande gioia: metti insieme una chitarra, un gruppo di giovani (e magari una bottiglia di Laurus, che non può mai mancare se stai parlando di FUCI) e il divertimento è assicurato! E improvvisamente ecco che dormire solo tre ore, spostarsi continuamente da una parte all’altra di Arezzo, il pullman che si rompre, dormire sotto la Cappella della Sapienza…. Tutto diventa un pretesto per farsi una grande risata! Perché alla fine essere giovani vuol dire anche questo: saper ridere anche di fronte alle disavventure e capire che la condivisione rende davvero tutto più bello.

In questi momenti nazionali scopri ancora più a fondo quale sia il significato di appartenere alla FUCI: essere fucino significa avere la possibilità di crescere culturalmente e spiritualmente con il tuo gruppo sotto la guida del tuo assistente, avere uno spazio di confronto con altri giovani universitari che diventa momento di arricchimento personale, avere la possibilità di instaurare relazioni vere e profonde con giovani non solo del tuo gruppo, non solo della tua Regione, ma di tutta Italia. Essere fucino significa vivere gli anni dell’Università con una marcia in più, con la consapevolezza che davvero questi sono gli anni che determineranno quello che tu sarai. Essere fucini significa anche essere coscienti di avere una grande responsabilità verso la società perché come ci ha detto Papa Francesco: “ Nello studio e nelle forme di comunicazione digitale i vostri amici talvolta sperimentano la solitudine, la mancanza di speranza e di fiducia nelle proprie capacità: portate speranza e aprite sempre agli altri il vostro lavoro, apritevi sempre alla condivisione, al dialogo. Nella cultura soprattutto oggi abbiamo bisogno di metterci a fianco di tutti. Potrete superare lo scontro tra i popoli, solo se riuscirete ad alimentare una cultura dell’incontro e della fraternità. Vi esorto a continuare a portate il Vangelo nell’Università e la cultura nella Chiesa! A voi giovani è affidato specialmente questo compito: abbiate sempre gli occhi rivolti verso il futuro. Siate terreno fertile in cammino con l’umanità, siate rinnovamento nella cultura, nella società e nella Chiesa. Ci vuole coraggio, umiltà e ascolto per dare espressione al rinnovamento”.

PASQUA 2013

Pubblicato: 27 marzo 2013 in Appunti fucini, Teologico

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In occasione della Settimana Santa si rinnova la tradizione che ci ha visti riuniti nel Seminario di Crema per la preghiera e lo scambio degli auguri pasquali.

Vogliamo condividere con voi la traccia di preghiera e riflessione che ha guidato la nostra serata sulla scia delle parole di papa Francesco: gioia, croce e giovani.

Speriamo che possa guidare anche voi nella preghiera.

Buona riflessione e buon Triduo Pasquale.

pasqua2013

 

Nel nostro percorso alla scoperta dei valori che fondano la nostra Costituzione non potevamo tralasciare un diritto fondante della nostra Democrazia che ci tocca da vicino: il Diritto allo Studio.

Questo diritto che primariamente può essere fatto risalire all’art. 3 della nostra Costituzione, e poi enunciato esplicitamente e chiaramente nell’art. 34 ci ha portato a riflessioni molto interessanti.

Con voi condividiamo il documento creato da una nostra fucina che ci ha guidato durante il nostro incontro nella riflessione sul “Diritto allo Studio”.

Diritto allo studio

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La bioetica è diventato ormai un tema scottante che sempre più spesso ci interroga. Così anche il gruppo Fuci della diocesi ha deciso di farsi accompagnare da don Simone Valerani lunedì 27 febbraio per affrontare questo argomento.

Don Simone, fresco di studi in questo settore, ha innanzitutto spiegato cos’è la bioetica e come è nata nel momento in cui alcune scoperte scientifiche hanno rivelato la loro ambiguità, rendendo necessaria una attenzione particolare a queste problematiche.

Nella riflessione sulla bioetica per il cristiano è necessario tornare a mettere la Persona al centro e riconoscere la dignità di persona a ogni essere umano, diversamente da chi definisce alcuni uomini come non-persone (feti, persone con disabilità grave, persone in coma) arrivando quindi a sottovalutare il valore di queste vite. Questi concetti non sono legati solo alla fede cristiana, ma ufficialmente riconosciuti anche nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Altro principio fondamentale che ci deve condurre nel ragionamento è l’importanza di non ridurre la persona a mezzo per raggiungere altri obiettivi. A questo proposito don Simone ha fatto riferimento a quei processi di procreazione assistita, che, selezionando un embrione per dare vita a un essere umano, che sia compatibile con una persona malata, rischiano di rendere il nascituro un semplice mezzo per il bene di un’altra vita e togliere dignità alla sua.

I modi per aggirare questi problemi sono moltissimi e si delinea una necessità di senso critico nel dibattito pubblico. È necessaria un’attenzione sempre maggiore alla lingua usata che rischia di confondere, ai modi indiretti che tramite film, giornali, pubblicità diffondono messaggi in campo bioetico, e infine è necessario farsi guidare dalla ragione e non dall’emozione, che ci porta spesso a impietosirci per un bambino con malformazioni, ma non per un embrione che spesso viene semplicemente trattato come materiale biologico.

Il dibattito si è poi aperto grazie alla guida di don Simone su temi molto attuali come eutanasia, DAT, screening genetico ed è emerso come sempre più spesso nell’affrontare problemi di bioetica si dia maggior valore alla libertà dell’individuo piuttosto che alla vita.

Abbiate terrore dell’individualismo! Ecco il monito lanciato da don Aniello Manganiello ai giovani cremaschi della Fuci e del percorso Vero su Bianco giovedì 16 febbraio.

Il consiglio di don Aniello è arrivato a fine serata, dopo averci raccontato la sua esperienza durata 16 anni in una parrocchia di Scampia, conclusasi nel 2010 dopo un trasferimento che dietro al semplice avvicendamento sembra nascondere interessi più gravi.

Prete spesso definito anticamorra don Aniello, che rifiuta questa etichetta, ha iniziato col raccontarci come lui stesso inizialmente si sia trovato spaesato e impaurito dal nuovo incarico affidatogli a Napoli, anche lui figlio di pregiudizi, ma come sin da subito abbia capito che “di fronte alla camorra o ci si mette d’accordo o si fa la guerra”. È quest’ultima la strada scelta da don Aniello, che con un largo sorriso ci dice come ogni paura e difficoltà sia scomparsa per amore del popolo.

Le lotte che ha dovuto affrontare sono state molte: con i camorristi, ai quali si è rifiutato di concedere i sacramenti, ma che ha cercato di accompagnare in percorsi di conversione, le istituzioni sia pubbliche che religiose e qui non si fa grandi problemi a fare nomi e cognomi denunciando il silenzio e la corruzione che dilagano senza permettere a questa terra di ritrovare dignità.

Il suo più grande impegno è stato quello di dare coraggio e voce alle persone che molto spesso si sentono abbandonate dalle istituzioni che al contrario dovrebbero tutelarle; è il caso di persone che il giorno dopo aver fatto delle denunce si sono trovate l’auto bruciata, piuttosto che sgarbi più gravi. È così che le persone si convincono che la camorra sia più forte e si arrendono alle sue richieste e ai suoi soprusi, a loro si affidano trovandosi in situazioni di povertà che non riescono a gestire altrimenti, così la camorra diventa un ammortizzatore sociale. Da qui parte don Aniello, fedele al motto di don Guanella “Pane e Vangelo”, nella convinzione appunto che prima di parlare della Parola di Dio sia necessario sfamare e cercare di dare una vita dignitosa ai fedeli, cerca di unire questi due elementi responsabilizzando e creando posti di lavoro anche all’interno della parrocchia.

Quella di don Aniello è un’anticamorra delle opere, che nel concreto cerca di cambiare la situazione adoperandosi per il prossimo, diversa dall’anticamorra dei giornalisti, dei professionisti della legalità che denuncia solo verbalmente o tramite film e libri, che però non può reggere da sola soprattutto perché slegata dalla realtà locale.

Questa la testimonianza di un  prete che si è dedicato agli altri seguendo il Vangelo, superando le paure e le difficoltà e che ogni giorno ha sempre cercato di fare di più e meglio.