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Gruppo FUCI Lombardia presso Bose

FUCI Lombardia

Tre giorni immersi in una dimensione caratterizzata dal silenzio, preghiera e tranquillità lontana dalla nostra vita caotica e frenetica. È stato questo il ritiro spirituale della FUCI Lombardia presso la comunità monastica di Bose. Si vive insieme come gruppo, si condivide, si medita, si prega e ci si diverte anche. L’appuntamento a Bose è una tradizione ormai per la FUCI Lombardia e, anche quest’anno, molti di noi non vedevano l’ora di partecipare.

Siamo stati accolti dai monaci a braccia aperte e abbiamo avuto la possibilità di adattare, per quanto possibile, le nostre abitudini con le loro regole; infatti, abbiamo rispettato il luogo e il silenzio, pur vivendo in convivialità e socializzando tra di noi. La giornata era, comunque, scandita dalla preghiera, che i monaci sono soliti tenere in 3 momenti della giornata.

A tutto questo, il nostro incaricato regionale, Nicola Zanini, ha aggiunto e inserito degli interventi riguardanti il tema della misericordia, in particolare “Perdono e riconciliazione”, tenuti da Padre Gianfranco Testa, padre della Consolata giunto a Bose appositamente come nostro relatore.

Ci siamo posti davanti a un tema difficile come quello del perdono e della riconciliazione, per cercare di andare oltre quella che è l’abitudine cristiana di vedere il perdono come qualcosa che si deve fare, qualcosa di quasi impossibile, ma cercando di capire di cosa si tratta e come si faccia a metterlo in atto.

Don Gianfranco ci ha introdotto il tema specificando il fatto che il perdono non implica necessariamente la riconciliazione.

“Il perdono è interrompere il circolo vizioso dell’offesa.” Si guarda, quindi, il perdono come un nuovo modo di rispondere alla violenza, si sceglie una nuova strada da percorrere nella vita.

Ma perchè perdonare? Perchè il perdono è positivo per gli altri, ma, soprattutto, per noi stessi. Restaura la persona e le permette di tornare in pace con il proprio io e con gli altri.

E se il perdono restaura la persona, la riconciliazione restaura la relazione. Essa non deve essere un percorso obbligato, che segue il perdono. Ci si riconcilia se si può, se siamo nelle condizioni per riuscirci, se facendolo non ci facciamo male e se l’altro è disposto a percorrere questo percorso con noi. La riconciliazione non è, quindi, stare per forza insieme sempre, ma è non farsi la guerra. E per farci capire meglio ciò, padre Gianfranco ci ha fatto un esempio presente nella Bibbia: la relazione tra Pietro e Paolo. Ognuno di loro ha un modo personale di annunciare la parola di Dio, hanno caratteri differenti e prendono due strade diverse, non si fanno la guerra, ma non avrebbero potuto vivere in comunione ogni giorno.

Voglio ringraziare chi ha partecipato a questo ritiro, che ci ha permesso di vivere la FUCI in modo ancora nuovo e gioioso, in particolare Padre Gianfranco Testa e i ragazzi del gruppo FUCI Crema, che hanno partecipato.

Mara Tessadori

FUCI, ma cos’è?

Pubblicato: 5 febbraio 2016 in Il Nuovo Torrazzo

Articolo pubblicato sul Nuovo Torrazzo


Iniziamo col dire che FUCI sta per Federazione Universitaria Cattolica Italiana.
A Crema la FUCI è un gruppo di giovani che vive la federazione nella dimensione diocesana, tenendo i contatti con altre realtà come AC e cercando di offrire un percorso per gli universitari. Si tengono due incontri al mese al lunedì sera (uno si e uno no), confrontandosi su temi culturali e temi di attualità. La modalità non è sempre uguale: a volte qualcuno del gruppo ci presenta un argomento che conosce meglio degli altri, altre volte si lavora con modalità laboratoriali, altre volte ancora invitiamo degli ospiti a parlare. A tal proposito, il lunedì appena passato abbiamo avuto il piacere di realizzare un incontro in collaborazione con AC riguardo l’enciclica ‘Laudato sii’ di Papa Francesco che don Paolo Arienti ha esplicato, seguendo le tematiche fondamentali racchiuse in questo documento.
Durante l’anno seguiamo tre diversi percorsi per scegliere i nostri argomenti: la galleria dei testimoni, il percorso spirituale e il cammino socioculturale. Tra i temi scelti per quest’anno c’è il convegno ecclesiastico nazionale, che si è appena tenuto a Firenze, che tratteremo in due incontri in modalità laboratoriale; per quanta riguarda i testimoni una figura a cui cercheremo di conoscere meglio è Steve Jobs; invece, per la parte spirituale affronteremo il tema della misericordia, guidati dal nostro assistente sprituale Don Gabriele Frassi.
La FUCI è un modo per fare amicizia con persone, che vivono le nostre stesse esperienze universitarie e condividere con altri giovani la cultura e la consapevolezza di ciò che ci circonda. Universitari, vi aspettiamo il 23 novembre p.v. nella nostra sede di Via S. Chiara, quando riscopriremo il sapere anche grazie a ‘Ricerca’, la rivista fucina che compie 70 anni.
On facebook as Fuci Crema

Mara Tessadori

FUCI: UNA PROPOSTA PER TUTTI GLI UNIVERSITARI

Anche quest’anno è ripreso il percorso degli universitari cattolici della Diocesi con un buon successo. Il gruppo della Fuci diocesano è sempre attivo e si è rinfoltito di nuovi ragazzi che alle prima armi con la loro esperienza universitaria sono attenti anche alla loro formazione di cristiani, in uno stile di condivisione e apertura verso i temi più attuali.

La Fuci vuole essere un’offerta di formazione per giovani universitari che hanno voglia di mettersi in gioco, aperta anche a coloro che sono più titubanti nella propria fede ma sono interessati all’approfondimento culturale e al confronto con diversi punti di vista, con un’attenzione particolare a quello che è il pensiero e la capacità critica.

Forse meglio di qualsiasi slogan la frase di Papa Benedetto riassume appieno la proposta della Fuci, ossia “la convinta testimonianza della possibile amicizia tra l’intelligenza e la fede, che comporta lo sforzo incessante di coniugare la maturazione nella fede con la crescita nello studio e l’acquisizione del sapere scientifico.”

I nostri incontri, che si svolgono ogni quindici giorni di lunedì sera alle ore 21, sono tra loro indipendenti e si articolano in 3 diversi percorsi: socio-culturale, spirituale, galleria dei testimoni; quest’anno per quanto riguarda il socio-culturale proseguiamo dall’anno scorso un’analisi di alcuni temi generali di forte attualità che sono legati ai principi enunciati nella Costituzione, il rapporto uomo-ambiente, il diritto allo studio, il rispetto delle minoranze, per citarne alcuni, e presteremo anche una certa attenzione all’analisi delle forme di partecipazione politica anche in vista delle prossime elezioni; per il percorso spirituale ci si concentrerà sulla Fede e i suoi atteggiamenti; infine la galleria dei testimoni focalizzerà alcune figure significative che possono rappresentare un esempio anche per noi.

La nostra proposta non vuole essere vincolante ma liberamente accessibile a tutti gli universitari diocesani che sono invitati anche solo per un incontro a condividere con noi una serata.

Vi aspettiamo!

Per qualsiasi informazione:

Cercaci su Facebook: Fuci Crema o visita il nostro sito: fucicrema.wordpress.com

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Come sempre l’ascolto del professor Cesare Alpini è un’esperienza molto coinvolgente e entusiasmante, così è stato anche lunedì sera 16 aprile durante l’incontro con il gruppo Fuci diocesano. Il professore e noto storico d’arte del territorio ci ha accompagnato in un piacevole percorso alla scoperta della tormentata vita del Caravaggio e della sua spiritualità.

Sin da subito il professor Alpini ci ha portati sulle tracce del lungo viaggio che è stata la vita di Caravaggio, parlandoci dei suoi spostamenti da Milano, città natia e della formazione, per poi approdare a Roma, dove vive il primo periodo con grande sofferenza e in povertà, ma qui vede anche i suoi primi successi artistici; il suo viaggio prosegue con la fuga a Napoli, Malta, dove entra nell’ordine dei Cavalieri e infine in Sicilia, per poi morire a pochi chilometri da Roma con la speranza, non esaudita, di tornare nella città papale.

Grazie alla piacevole esposizione del professor Alpini sono emerse le caratteristiche del carattere dell’artista, molto focoso e impetuoso, che spesso si è trovato a dover fare i conti con la giustizia fino al culmine dell’omicidio di Ranuccio Tommasoni che l’ha costretto a fuggire per tutti gli ultimi anni della sua vita e ha condizionato molto la sua produzione artistica.

In una carrellata d’opere che lasciano il fiato sospeso vengono alla luce le caratteristiche pittoriche tipiche dell’artista, la sua attenzione alla quotidianità nel trattare gli argomenti sacri con dettagli molto realistici, come i piedi sporchi dei Santi in primo piano o l’Angelo che conta sulle dita come un bambino o l’incontro dei discepoli con Gesù in un’osteria, piuttosto che dettagli più scandalosi, soprattutto per l’epoca, come l’uso di una prostituta come modella per la Madonna, dimostrando grande modernità e distacco rispetto al manierismo imperante all’epoca. Il suo realismo si nota anche nell’uso sapiente della luce che per Caravaggio assume il valore della presenza Divina nei suoi quadri.

Il professore Alpini ci ha saputo illustrare con grande passione anche il tormento interiore dell’artista che emerge molto bene dalle sue opere, soprattutto dai capolavori degli ultimi anni, basti ricordare l’autoritratto nei panni di Golia decapitato, che ci riporta la sua grande sofferenza e il suo senso di colpa, che presuppongono allo stesso tempo il desiderio e la consapevolezza di una vita migliore che non riusciva però a condurre e insieme la voglia di riscatto.

Incontri come questo dovrebbero essere più frequenti permettendo di avvicinare un mondo, quello dell’arte, spesso lasciato in secondo piano e gustare l’incontro con personaggi che hanno permesso la costruzione della nostra cultura.

La bioetica è diventato ormai un tema scottante che sempre più spesso ci interroga. Così anche il gruppo Fuci della diocesi ha deciso di farsi accompagnare da don Simone Valerani lunedì 27 febbraio per affrontare questo argomento.

Don Simone, fresco di studi in questo settore, ha innanzitutto spiegato cos’è la bioetica e come è nata nel momento in cui alcune scoperte scientifiche hanno rivelato la loro ambiguità, rendendo necessaria una attenzione particolare a queste problematiche.

Nella riflessione sulla bioetica per il cristiano è necessario tornare a mettere la Persona al centro e riconoscere la dignità di persona a ogni essere umano, diversamente da chi definisce alcuni uomini come non-persone (feti, persone con disabilità grave, persone in coma) arrivando quindi a sottovalutare il valore di queste vite. Questi concetti non sono legati solo alla fede cristiana, ma ufficialmente riconosciuti anche nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Altro principio fondamentale che ci deve condurre nel ragionamento è l’importanza di non ridurre la persona a mezzo per raggiungere altri obiettivi. A questo proposito don Simone ha fatto riferimento a quei processi di procreazione assistita, che, selezionando un embrione per dare vita a un essere umano, che sia compatibile con una persona malata, rischiano di rendere il nascituro un semplice mezzo per il bene di un’altra vita e togliere dignità alla sua.

I modi per aggirare questi problemi sono moltissimi e si delinea una necessità di senso critico nel dibattito pubblico. È necessaria un’attenzione sempre maggiore alla lingua usata che rischia di confondere, ai modi indiretti che tramite film, giornali, pubblicità diffondono messaggi in campo bioetico, e infine è necessario farsi guidare dalla ragione e non dall’emozione, che ci porta spesso a impietosirci per un bambino con malformazioni, ma non per un embrione che spesso viene semplicemente trattato come materiale biologico.

Il dibattito si è poi aperto grazie alla guida di don Simone su temi molto attuali come eutanasia, DAT, screening genetico ed è emerso come sempre più spesso nell’affrontare problemi di bioetica si dia maggior valore alla libertà dell’individuo piuttosto che alla vita.

Ecco l’articolo scritto da un nostro fucino e pubblicato su Prima Pagina e Il Nuovo Torrazzo sull’incontro tenuto con la prof. Ricci:

Lunedì 28 novembre presso il centro pastorale si è svolto uno degli incontri del gruppo FUCI (Federazione Universitari Cattolica Italiana) avente come tematica la Costituzione. Ospite della serata è stata la docente C. Ricci.
Si è partiti da un inquadramento storico, dal motivo per cui si è sentita l’esigenza di scrivere una nuova Costituzione, che sostituisse lo Statuto Albertino ormai risultato inadeguato e incapace di rispondere alle esigenze dei cittadini. Interessante è stato scoprire e ricordare alcuni passi storici fondamentali che dalla fine del fascismo (regime più autoritario che totalitario) hanno portato il luogotenente Umberto II a firmare due decreti che permisero al popolo di scegliere con le elezioni del 2 giugno 1946 la nuova forma di governo. Dopo la risicata vittoria della Repubblica si è proceduto a far nascere un’Assemblea Costituente, formata in primis da coloro che hanno contribuito a liberare l’Italia e che saranno i protagonisti dei primi anni repubblicani (nomi appartenenti alla DC, PCI, PSI, …), che redigerà concretamente la nostra Costituzione la quale entrerà in vigore il 1 gennaio 1948. L’incontro si è poi concentrato sulle caratteristiche che essa ha, come è divisa e composta,  facendo anche alcuni interessanti confronti con lo Statuto Albertino o Costituzioni di altri Paesi europei. E’ stato davvero interessante entrare a conoscenza del rapporto che c’è tra i primi dodici articoli (i principi fondamentali) e il resto della Costituzione, di come i primi vincolino tutti gli altri. Sono poi stati illustrati i diritti civili, economici, politici,… spesso spiegati tramite una concretizzazione utilizzando fatti recenti per facilitare la comprensione dei presenti. Infine si è lasciato spazio alle numerose domande che i giovani della Fuci avevano, mossi da un evidente interesse suscitato da un’eccellente esposizione. In conclusione l’incontro è stato veramente positivo e partecipato, ringraziamo quindi la docente Ricci per il suo impegno, la passione e la disponibilità che ha dimostrato.