Archivio per la categoria ‘Avvenire’

Di LAURA BADARACCHI – Avvenire, 22 giugno 2010

Guardano al domani, ma con i piedi ben piantati nell’oggi. A leggere quan­to hanno scritto, sono animati da desideri concreti di protagoni­smo e non da vaghe utopie i gio­vani di Azione cattolica e della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana), che nei giorni scorsi hanno pre­sentato un docu­mento congiunto dal titolo evocati­vo «Osare il futu­ro nell’Italia di oggi». Un’agenda «di speranza» per i prossimi mesi stilata come con­tributo in vista della 46ª Settima­na sociale dei cattolici italiani, in programma a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre prossimi. Siglato per la prima volta insieme, il «ma­nifesto » dei giovani cattolici – stu­denti, ma anche lavoratori, pre­cari e disoccupati – pone que­stioni precise come prioritarie per la ripresa e la crescita del Pae­se dalle nuove generazioni di cre­denti: dal nodo cruciale del lavo­ro alla pratica della legalità, dal­la formazione curriculare e delle nuove classi dirigenti alla parte­cipazione sociale e civile, dal pro­ficuo rapporto tra generazioni al­la dimensione della mondialità.

Il testo vuole offrire «un contri­buto alla riflessione che la Chie­sa italiana, con lo stile del di­scernimento comunitario, sta conducendo intorno al tema del bene comune». Con una premes­sa fondante: la storia «non è un luogo dove Dio lascia sola l’uma­nità, ma è il luogo dove Dio si mani­festa e continua ad agire attraver­so l’uomo». Alle i­stituzioni i giova­ni di Ac e Fuci chiedono anzitut­to di «garantire una formazione» all’altezza dei loro sogni, attra­verso «una riforma dell’istruzio­ne media e universitaria». Do­mandano anche di «creare le condizioni per un lavoro che sia espressione di un progetto di vi­ta », in un momento che rischia di generare corti circuiti e di far rimanere «principi di carta» la meritocrazia e la trasparenza.

Inoltre il documento invita a «co­struire una comunità solidale a­perta al mondo e al futuro. Serve – scrivono Ac e Fuci – un nuovo patto tra padri e figli. In partico­lar modo, seminare ora politiche di accoglienza e inclusione per i giovani immigrati». Un percorso già avviato dall’Azione cattolica attraverso campi estivi e gemel­laggi in Albania, Romania, Bo­snia, Burundi e Terra Santa, dove a dicembre partirà grazie al Coor­dinamento giovani del Fiac (Fo­rum internazionale di Ac) un cor­so biblico a cui parteciperanno aderenti all’associazione in arri­vo da tutto il mondo. E l’educa­zione interculturale si fa soprat­tutto sui territori: a Mazara del Vallo si ritrovano a ottobre ra­gazzi cristiani e musulmani per la consueta «Festa del Ciao».

Ancora, il testo richiama a «una cultura della legalità fondata sul­la giustizia e sulla pace», valori costituzionali e cristiani che non si possono «improvvisare». Per­ché «la partecipazione, il senso dello Stato, il sentirsi parte viva del tessuto sociale, non può pre­scindere da questo, specie oggi che il distacco fra società e poli­tica è così netto». Oltre alla colla­borazione con l’associazione «Li­bera » di don Luigi Ciotti, una te­stimonianza in questo ambito ar­riva dalla Tenda di San Damiano, gruppo giovanile della diocesi brindisina di Oria che si dedica alle vittime di tratta.

I PRESIDENTI FUCI

«Gli atenei, palestre per le coscienze»

« La sfida educativa? Un tema a cui non sono stati dedicati in ambito pubblico sufficienti spazi, risorse ed energie». Sara Martini, presidente della Federazione universitaria cattolica italiana, insieme ad Alberto Ratti, lo rilancia dopo la presentazione del documento congiunto siglato con i giovani di Ac, in sintonia con gli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana per il prossimo decennio. «L’agenda propositiva che abbiamo presentato problematizza con attenzione alcuni punti a noi particolarmente cari», commenta, sottolineando l’importanza di valorizzare l’associazionismo come «palestra di umanità e di relazioni». Gli anni di studio, aggiunge Ratti, «devono essere preziosi anche per la formazione di cittadini credenti e coerenti alla fede professata, con le coscienze pronte a spendere i propri talenti nell’impegno sul territorio». Occorre, quindi, rieducare a una «formazione sempre più integrale», trasformando gli atenei in autentici luoghi «di comunione, non di competizione».

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Di PAOLO LAMBRUSCHI –  Avvenire, 23 Aprile 2010

Il panico è passato, gli indicatori segnalano timidi movimenti nei mercati finanziari e la produzione ha smesso di cadere.

Ma anche se l’Italia è stata meno colpita, la crisi non è alle spalle, anzi. Lo certifica Tommaso Padoa Schioppa, ex ministro dell’Economia nel secondo governo Prodi, il quale ha rispolverato la dantesca ed elegante definizione di “veduta corta” della classe dirigente per descrivere il vero problema del Belpaese, pur senza commentare la politica economica dell’esecutivo.

L’economista ha aperto ieri a Piacenza il sessantesimo congresso nazionale della Fuci, federazione universitaria cattolica, fino a domenica dedicato all’economia per l’uomo, perché quello è il futuro.

 Evidente il richiamo alla Caritas in Veritate, l’enciclica di Papa Benedetto che ha toccato le corde “fucine”. La relazione introduttiva dei due presidenti Sara Martini ed Emanuele Bordello fotografa con due cifre del rapporto Censis le nostre difficoltà: un milione e 50mila famiglie in condizione di povertà alimentare e i 760mila posti di lavoro persi nel 2009, annus horribilis che resterà a lungo nella memoria italica. Denunciano i giovani universitari, alle spalle 104 anni di gloriosa tradizione, appunto la “veduta corta” di questa società “miope e invecchiata”, che sta scordando la responsabilità verso le generazioni future investendo sempre meno, ad esempio, “nel sistema scolastico e universitario”. E si interrogano sui nuovi stili di vita, su come trovare le vie dello sviluppo sostenibile a misura d’uomo. Prova a rispondere il professor Padoa Schioppa, che anni fa fulminò i giovani italiani con l’indimenticabile definizione di “bamboccioni”, ricordando ai 150 delegati che la crisi non è tecnica, quanto di mentalità degli ambienti politici e finanziari. Consumismo sfrenato, bolla immobiliare, indebitamento eccessivo le parole della lista nera. “Non è crisi del sistema capitalistico – afferma, – ma di una forma dell’economia di mercato che pretendeva di funzionare senza regole, che ha adottato politiche economiche nazionali in un quadro globale, che ha accorciato gli orizzonti temporali grazie al formidabile progresso tecnologico”. Risultato: “Un miliardo di esseri umani è ricco, cinque miliardi poveri, un altro miliardo rischia ogni giorno la morte per fame”. Come se ne esce? “Non spontaneamente, ma con il rafforzamento delle istituzioni di governo globale come Banca Mondiale e Fmi e di quelle europee . Con un’Onu per l’economia mondiale che ci porti su sentieri di crescita sostenibile sotto il profilo economico, sociale e ambientale. Con uno stile di vita personale sobrio e parsimonioso”. E il laicissimo professore di scuola Bankitalia si guadagna l’applauso caloroso degli universitari della Fuci.

A Piacenza il congresso della Fuci

Pubblicato: 19 aprile 2010 in Avvenire

Di BARBARA SARTORI –  Avvenire, 19 Marzo 2010

Si terrà per la prima volta a Piacenza, dal 22 al 25 aprile, il Congresso nazionale della Fuci, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana.

Il programma del convegno – che per la sessantesima edizione ha scelto come tema “Un’economia per l’uomo: quale sfida per il futuro?” – è stato presentato ieri a Palazzo vescovile dai presidenti nazionali Sara Martini ed Emanuele Bordello. La scelta di affrontare il tema del rapporto tra etica e politica nasce dalle sollecitazioni emerse dalla “Caritas in veritate” di Benedetto XVI. «Non vogliamo essere meri spettatori passivi di eventi che non dipendono da noi – hanno spiegato i due presidenti nazionali –; intendiamo al contrario assumerci tutta la nostra responsabilità di cristiani e di cittadini, per ripensare il modello di sviluppo in cui siamo immersi».

I lavori del convegno inizieranno giovedì 22 aprile alle ore 17 Palazzo Gotico: Tommaso Padoa Schioppa, già ministro dell’economia, padre George Sans della Pontificia Università Gregoriana e Marco Vivarelli dell’Università Cattolica di Piacenza parleranno de “La crisi economica: cause, scenari e prospettive”. Venerdì 23 aprile alle ore 9 presso l’Università Cattolica con Alberto Fantuzzo, presidente dell’Agesci, e Leonardo Becchetti dell’Università Tor Vergata di Roma si affronterà il tema “Sperimentare nuovi stili di vita”. Nel pomeriggio interverranno l’economista Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, Luigino Bruni dell’Università di Milano Bicocca e Oscar Giannino di “Finanza & Mercati” :

“Un’economia per l’uomo: quali sfide per il futuro?”. Il congresso comprende anche l’Assemblea Federale, sabato 24 e domenica 25 aprile a Palazzo Farnese. Tra i momenti di riflessione spirituale, la messa con mons. Gianni Ambrosio domenica 25 e la Lectio divina guidata da mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale.

Di GIACOMO GAMBASSI –  Avvenire, 29 Ottobre 2009

De GasperiGli universitari cattolici scelgono Alcide De Gasperi come «esempio, sia politico sia ecclesiale, che possa guidare le scelte delle giovani generazioni in un contesto che per la crisi delle strutture economiche, delle istituzioni e del sistema valoriale ricorda quello nel quale De Gasperi operò». Lo statista democristiano sarà al centro dell’annuale scuola di formazione nazionale della Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) che si apre oggi a Trento, nella terra in cui il politico Dc è nato. Quattro giorni di riflessione con 150 studenti di tutta Italia che avranno per tema «Cercando un fondamento per la ricostruzione», dove la parola «ricostruzione» rimanda sia al secondo dopoguerra, sia alle difficoltà attuali che il Paese attraversa. «La scuola – spiegano i due presidenti Fuci, Sara Martini ed Emanuele Bordello – è l’appuntamento autunnale di carattere socio-politico della federazione ed è dedicata a figure di spicco che hanno ancora molto da dire e insegnare». Come De Gasperi. Una scelta che, aggiungono i presidenti, «non è legata alla nostalgia, ma vuol aiutare a fare memoria per costruire il futuro». Oggi pomeriggio, nel Palazzo della Provincia, Paolo Pombeni, ordinario di Storia dei sistemi politici europei all’università di Bologna, tratteggerà la «Biografia di un cattolico votato alla politica».
Domani mattina, nella Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, sarà affrontato il tema della ricostruzione con Alfredo Canavero, ordinario di storia contemporanea all’Università di Milano, e Daniela Preda, titolare della cattedra europea ‘Jean Monnet’ a Genova. Nel pomeriggio la facoltà di giurisprudenza di Trento ospiterà la tavola rotonda su «Cattolici nella democrazia europea» con Lorenzo Dellai, presidente della Provincia autonoma di Trento, il deputato Udc Savino Pezzotta e Flavio Felice, docente di dottrine economiche alla Pontifica Università Lateranese. Sabato i ragazzi visiteranno i luoghi degasperiani: da Pieve Tesino, paese natale dello statista, a Sella Valsugana, dove morì nel 1954.
Al via oggi l’annuale incontro nazionale di aggiornamento sulla figura dello statista Dc Stimolo tra storia e attualità

DI SALVATORE MAZZA – Avvenire, 11 ottobre 2009

Il Papa alla veglia degli studenti: carità intellettuale per affrontare le sfide della storia

La nuova evangelizzazione in Africa conta an che sul «generoso impegno» degli studenti u niversitari «di Roma e dell’Africa». Ai quali ieri sera, al termine della recita del Rosario nell’aula Paolo VI, Benedetto XVI ha chiesto «di essere nella Chiesa e nella società operatori della carità intel lettuale, necessaria per affrontare le grandi sfide della storia contemporanea».
La preghiera ha chiuso la veglia mariana
Con l’A frica e per l’Africa,organizzata in occasione della seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sino do dei vescovi dalla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi e dall’Ufficio per la pastorale universi taria del Vicariato di Roma. Assieme ai padri sino dali, così, erano presenti gli universitari degli ate nei romani e, in collegamento televisivo via satelli te, gli studenti di otto metropoli africane: Il Cairo (E gitto), Nairobi (Kenya), Khartoum (Sudan), Johan nesburg (Sud Africa), Onitsha (Nigeria), Kinshasa (Repubblica democratica del Congo), Maputo (Mo zambico) e Ouagadougou (Burkina Faso).
«Siate nelle università – ha detto loro Ratzinger, sce so nell’aula delle udienze alle 18 per guidare la re cita del Rosario – sinceri e appassionati cercatori della verità, costruendo comunità accademiche di alto livello intellettuale, dove è possibile esercitare e godere di quella razionalità aperta e ampia, che apre la strada all’incontro con Dio. Sappiate creare ponti di collaborazione scientifica e culturale tra i diversi atenei, soprattutto con quelli africani». «A voi, cari studenti africani – ha concluso – rivolgo un particolare invito a vivere il tempo dello studio co me preparazione a svolgere un servizio di anima zione culturale nei vostri Paesi. La nuova evange lizzazione in Africa conta pure sul vostro generoso impegno».
Al termine del discorso, prima della benedizione fi nale,
Benedetto XVI ha consegnato ai rappresen tanti dei giovani una copia della sua ultima enciclica
Caritas in veritate .
Subito dopo, mentre il Pontefi ce lasciava la sala, è iniziata la processione che ha portato la grande croce di legno delle Giornate mon diali della gioventù fino alla sede della Lumsa (Li berauniversità Maria Assunta). Ieri mattina, nella decima Congregazione genera le del Sinodo africano, sono continuati gli interventi tesi ad approfondire i diversi temi posti all’atten zione dell’Assemblea. In particolare s’è tornato a parlare di dignità degli emigranti, della situazione della donna africana, dello sfruttamento del conti nente. A spiccare, in particolare, la proposta lan ciata dal cardinale Théodore-Adrien Sarr, arcive- scovo di Dakar, sul «doppio appello» che il Sinodo dovrebbe lanciare: «Uno ai governanti africani af finché pensino di più ai loro popoli e non ad arric chirsi », e l’altro a tutti «i potenti delle nazioni este re », soprattutto a quelli «che hanno influito ed in fluiscono negativamente sui destini dell’Africa» af finché, riconosciuti «i mali che hanno causato al­l’Africa », si impegnino per il suo sviluppo e per la giustizia.
Venerdì pomeriggio s’era invece parlato del Darfur. Per fare il punto della drammatica situazione Be nedetto XVI ha invitato Rudolf Adada (che era sta to responsabile della missione congiunta di pace dell’Onu e dell’Unione africana), il quale ha parla to di quella regione come di «una polveriera» dove «tutti sono contro tutti». Nella discussione libera seguita alla relazione, Adada, rispondendo alle do mande di quattro padri sinodali, ha detto che in Su dan «tutti hanno bisogno della Chiesa cattolica» che è un «punto di riferimento» nelle questioni di pace, giustizia e riconciliazione.

Di GIACOMO GAMBASSI – Avvenire, 1 agosto 2009

Gli Atti degli Apostoli e il tema della cittadinanza al centro della Settimana teologica degli universitari cattolici che si chiude oggi a Camaldoli. I presidenti: essere segno di unità in una società divisa.

Spiegano di non sentirsi un gradino su periore ai loro coetanei. Ripetono che o gni giorno vivono fra le aule e le biblio teche delle facoltà sparse per la Penisola come qualsiasi studente. E citano la lettera a Dio gneto per dire che «non abitiamo città proprie, né usiamo un gergo che ci differenzia, né con duciamo un genere di vita speciale». Però, pro prio come scrive l’autore anonimo della mis siva del II secolo indirizzata al pagano che si interrogava sui seguaci di Cristo, aggiungono che «viviamo nella nostra patria ma come fo restieri ». Cristiani nel mondo che si sporcano le mani. E cristiani oltre il mondo, in cammino verso la Gerusalemme celeste. Così si descrivono i ra gazzi della Fuci (Federazione universitaria cat tolica italiana) che in settanta, da tutta Italia, sono saliti fino al monastero benedettino di Camaldoli, in provincia di Arezzo, per la prima delle loro due Settimane teologiche. Dal 1956, continuando a fare propria un’intuizione del l’allora cardinale Giovanni Battista Montini, gli studenti della Fuci si danno appuntamento in estate sull’Appennino tosco- romagnolo per «tornare alle radici del nostro essere cristiani», spiega uno dei due presidenti della Federa zione, Sara Martini, 23 anni, alle prese con il biennio specialistico in relazioni internazio nali nella facoltà di scienze politiche a Firen ze.
Quest’anno la loro bussola è stata il libro degli Atti degli Apostoli. Per comprendere come è possibile essere contemporaneamente «Citta dini del mondo e cittadini del Regno», sottoli nea il titolo della Settimana. «Da un lato fac ciamo parte della ‘compagnia degli uomini’ in cui come cristiani siamo collocati senza e vasioni – ha chiarito la presidenza Fuci nella re lazione che ha aperto la Settimana comincia ta domenica e su cui calerà il sipario oggi –, dall’altro vogliamo mostrare quella ‘differen za cristiana’ che può emergere

Momenti di formazione a Camaldoli

Momenti di formazione a Camaldoli

quando i cri stiani stessi sono capaci di essere una presen za profetica nella società». Da qui la scelta di guardare alle prime comu nità cristiane come modello di vita capace di coniugare fede e vita. Lo ha sottolineato il bi blista padre Paolo Bizzeti, uno dei relatori del la Settimana, che ha indicato ai giovani due «esperienze» bibliche alternative di essere co munità: quella di Babele segnata dalla «solitu dine » e quella che scaturisce dalla Pentecoste in cui «le diversità si traducono in ricchezza». Un concetto ripreso dall’altra ‘guida’ degli u niversitari giunti a Camaldoli, Franco Riva, do cente di etica sociale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che ha messo in e videnza come nel contesto odierno la testi monianza cristiana di chi abita il mondo pas si anche dall’accoglienza dell’altro.
È una delle dimensioni della cittadinanza, te ma che ha contraddistinto l’anno appena con cluso della Fuci (dalla Scuola di formazione di ottobre a Milano dedicata alla figura di Giu seppe Lazzati alla Convegno nazionale di a prile a Roma sulla cittadinanza europea) e che è approdato a Camaldoli. «Due sono le derive che possono contaminare l’idea di cittadi nanza – sostiene l’altro presidente Fuci, Ema nuele Bordello, 24 anni, studente del biennio specialistico di filosofia alla Scuola normale superiore di Pisa –. Si va dal disinteresse di fron te alla mancanza di credibilità che ha conta giato soprattutto il versante politico all’impe gno come situazione totalizzante che spesso si porta dietro l’annullamento del dialogo e la delegittimazione dell’avversario». Due visioni che gli universitari cattolici considerano erra te. «Come ci insegnano gli Atti degli Apostoli – afferma Sara Martini – noi cittadini del doma ni siamo chiamati ad essere segno di unità in un mondo frammentato. Ecco perché nelle Settimane di Camaldoli la Scrittura è al centro degli incontri: per essere laici autentici occor re immergersi nel testo sacro, comprenderlo e tradurlo in quello che è il nostro quotidiano». Un quotidiano che, si legge nella relazione del la presidenza della Federazione, è caratteriz zato da «un sempre maggior anonimato nelle relazioni, una mobilità accelerata e un’orga nizzazione concentrata». Per la Fuci, siamo di fronte a una « crisi culturale » che ha « come punto di partenza la crisi del soggetto e della relazione» e che tocca anche «l’ambito del so ciale, percorso da venti di individualismo e goistico ». Quindi la sfida. «Da cristiani – so stiene Emanuele Bordello – ci sentiamo solle citati a lavorare per diffondere la cultura della legalità, la tutela dei più deboli, il rispetto per la persona, una visione dell’economia e del mercato finanziario in cui l’avidità e il deside rio illimitato di lucro non siano più gli aghi del la bussola». Per farlo gli universitari cattolici hanno deciso di puntare su una parola chiave: la partecipazione. «Per noi – concludono Sara Martini ed Emanuele Bordello – interessarsi della politica, partecipare responsabilmente e incarnarci nelle vicende umane non significa dimenticare la dimensione della contempla zione o del silenzio, ma avere uno sguardo a perto sul mondo con carità cristiana come ci esorta a fare anche Benedetto XVI».