Anni 50

1952 – 1962: ALTERNE VICENDE DELLA FUCI CREMASCA

Tra il 1952 e il 1954 il gruppo fucino entra in crisi. La difficile situazione viene comunicata, con tono desolato e preoccupato, da Mario Guerini Rocco al Presidente Nazionale Romolo Pietrobelli:

[…] Non si è potuto rinnovare il tesseramento per l’anno 1952-1953 non solo per mancanza di nuovi iscritti, ma anche perchè i vecchi hanno disertato in massa: una ragione plausibile che possa spiegare questo stato di cose non siamo riusciti a trovarla. Certamente riesarninerò la situazione con l’Assistente prima dell’apertura del nuoo Anno Fucino. ma ti confesso che mi sono rimaste poche speranze di ridare vita al mio circolo.

I disagi continuano, il gruppo non si ricostituisce neppure per l’anno 1953-1954. S. E. Mons. Placido Maria Cambiaghi affida a don Agostino Cantoni l’incarico di ricreare la FUCI locale. La ripresa ufficiale delle attività avviene nel dicembre 1954, in occasione di un ritiro natalizio, durante il quale il Vescovo benedice le tessere dei nuovi iscritti. Per il gruppo inizia un periodo di intenso lavoro. Si presta particolare attenzione alle iniziative promosse dalla Federazione. L’Assistente intende partecipare con un buon numero di fucini cremaschi al Congresso Nazionale di Trieste. I temi discussi, “Gli intellettuali nella storia dell’Italia moderna”, “La vita spirituale dell’intellettuale”, “Gli orientamenti culturali degli intellettuali italiani oggi”, forniscono preziosi spunti di riflessione e aprono nuovi orizzonti di ricerca.I programmi svolti dal gruppo nella seconda metà degli anni Cinquanta stimolano “la feconda e ardua fatica del pensare”: vengono organizzati corsi di teologia, di morale, di orientamento spirituale, si dà ampio spazio alla preghiera liturgica e non mancano momenti di aggiornamento culturale. Anche l’assistenza caritativa a persone bisognose è sostenuta con impegno e determinazione. Gli universitari cremaschi guardano alla FUCI con sempre maggior interesse; aumentano le matricole che frequentano il gruppo, molti laureati decidono di rimanere per aiutare le nuove generazioni ad affrontare con passione e consapevolezza il cammino formativo. Il clima di amicizia autentica che si viene a creare consolida e rinigorisce lo spirito del gruppo.

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